La scoperta di un aneurisma cerebrale genera spesso una domanda immediata: deve essere trattato oppure può essere semplicemente controllato? Non tutti gli aneurismi hanno lo stesso rischio e la decisione dipende da numerosi fattori. Ne parliamo con il Prof. Simone Peschillo.
No. Molti aneurismi cerebrali vengono scoperti incidentalmente durante una TC o una risonanza eseguite per altri motivi e non tutti richiedono necessariamente un trattamento.
La decisione deve bilanciare il rischio che l’aneurisma possa rompersi nel tempo con il rischio del trattamento. Per questo non esiste una regola valida per tutti i pazienti.
Le dimensioni sono importanti, ma non sono l’unico elemento da considerare. Contano anche sede, forma dell’aneurisma, eventuale crescita nel tempo, caratteristiche della parete, età e condizioni del paziente, familiarità e altri fattori di rischio.
Per questo due aneurismi delle stesse dimensioni possono avere indicazioni completamente differenti.
Sì, in casi selezionati. Il concetto che un aneurisma piccolo non debba essere trattato è una semplificazione.
Un aneurisma di pochi millimetri può presentare caratteristiche anatomiche o cliniche che suggeriscono un rischio maggiore, mentre un aneurisma più grande può talvolta essere seguito nel tempo. La dimensione deve sempre essere interpretata insieme alle altre caratteristiche dell’aneurisma e del paziente.
Oggi disponiamo di diverse possibilità. Il trattamento può essere chirurgico, mediante clipping, oppure endovascolare, utilizzando tecniche come coils, stent, flow diverter o dispositivi intrasacculari.
La domanda corretta non è quale tecnica sia migliore in assoluto, ma quale sia la soluzione più appropriata per quello specifico aneurisma. La valutazione dell’anatomia vascolare e delle caratteristiche del paziente permette di scegliere la strategia più indicata.
Prof. Simone Peschillo, M.D., Ph.D.
Specialista in Neurochirurgia
Neurochirurgia Vascolare ed Endovascolare – Roma